Nel 2003. la Società Missioni Africane (SMA) di Genova ha dedicato uno dei suoi Quaderni di introduzione alle realtà africane ad Attilio Gaudio, riunendo diversi suoi articoli e fotografie sugli antichi manoscritti arabi. Il fascicolo, dal titolo "I manoscritti del deserto. Tesori sepolti nell’oblio", è stato poi inserito in un volume, Sguardi d’Africa, comprendente altri articoli e pubblicato da Erga Edizioni, a cura di Silvano Galli. Che scrive: RICORDO DI UN AMICO - "Verso la metà degli anni ’70 c’era come consigliere all’Ambasciata d’Italia ad Abidjan ... (segue)

Brescia, 26 gennaio 2012

IL SAPERE CHE SPUNTA DALLE SABBIE è il titolo della conferenza organizzata dall'Associazione Bibliofili Bresciani "Bernardino Misinta" e dalla Biblioteca Civica Queriniana presso la Sala Conferenze dell'Emeroteca.

Mostra a Milano - Le antiche Biblioteche del deserto: SCRIVERE NELLA SABBIA

Nell’autunno 2008 l’associazione ARGO, in collaborazione con il Museo Popoli e Culture del Pime, (Pontificio Istituto Missioni Estere), ha allestito a Milano una mostra sui manoscritti. l direttore del Museo, padre Massimo Casaro, ha presentato l’evento con queste parole.

Il Mediterraneo non è solo un mare. Il “nostro” mare. E’ uno spazio aperto in cui si sono incontrate e s’incontrano antiche civiltà. Mai totalmente straniere e mai pienamente riconosciute. A questo mondo, in particolare a quell’ampia striscia di terra che va sotto il nome di Sahara e di Sahel, il Museo Popoli e Culture dedica una mostra intitolata Scrivere nella Sabbia. Le antiche biblioteche del deserto. Protagonista della mostra è il Sahara, ... (segue)

Antichi manoscritti conservati nei bauli di una casa privata

E' l'inizio di un testo tratto da un antico manoscritto berbero che il professor Vermondo Brugnatelli (Università di Milano) ha presentato nella seconda lezione (8 marzo 2012, "Le donne nei manoscritti berberi") del suo corso monografico alla Bicocca*... Le donne degli Ausiliari dissero al Profeta: "Gli uomini ci hanno preso tutto ciò che è bene la scienza, la guerra, il pellegrinaggio e anche l’aratura, o Inviato. Che ci resta?” ... (segue)


 

 

Mostra: SCRIVERE NELLA SABBIA. 12 - 26 marzo 2010 - Una nuova mostra sugli antichi manoscritti del Sahara è stata allestita a Firenze, presso la prestigiosa Biblioteca delle Oblate (via dell'Oriuolo 26, Sala Contemporanea) per iniziativa dell'associazione ARGO di Milano e dell'associazione Transafrica di Firenze, e con il patrocinio dell'AIB (Associazione Italiana Biblioteche, sezione Toscana). Hanno presentato la mostra Marco Pinzani di Transafrica, Mila Crespi Gaudio di Argo e alcune personalità. La conferenza è stata tenuta da Marco Sassetti, docente all'Università di Genova, che ha parlato dei suoi viaggi nel deserto e nel sahel, e di questi manoscritti, tesori delle sabbie, testimonianza di una cultura millenaria fiorita lungo le piste carovaniere sub-sahariane. Oltre ai numerosi pannelli, realizzati in passato in base alla direzione scientifica di Attilio Gaudio, sono stati esposti oggetti e documenti etnografici appartenenti alla sua collezione. ( segue )


 

9 luglio 2012 La "nuova geografia" della regione. L'Azawad, nel nord del Mali, ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza il 6 aprile 2012(Fonte: www.temoust.org)

Nel 1973 Attilio Gaudio scriveva: “Tombouctou, la mystérieuse et légendaire cité du désert, retrouve son rôle historique de métropole culturelle de l’Afrique musulmane au Sud du Sahara grâce à l’impulsion donnée par l’Unesco et par l’Institut de Sciences Humaines du Mali. A cette coopération internationale on doit la toute récente inauguration du CEDRAB, le Centre de documentation et recherches historiques Ahmed Baba”. Nel 1998 la “città dei 333 santi” è stata inserita nella lista dei luoghi considerati dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Ma oggi, 2012, non si parla più di rinascita, bensì di distruzione. ... ( segue )

News

  • Costa d'Avorio, migrazione e miele

       Secondo i dati delle autorità italiane e del ministero degli interni della Costa d'Avorio, almeno 1500 ivoriani sono censiti ogni mese sulle coste italiane. E un terzo dei migranti che arrivano in Italia provengono dall'ex colonia francese del golfo di Guinea. Passano da Daloa, nel centro-ovest del paese, o da San Pedro nel sud-ovest, diretti comunque in Libia per poi raggiungere l'Europa. Eppure la Costa d'Avorio, paese poco popoloso e ricco di materie prime agricole come caffè e cacao, esercita, a sua volta, una forte attrazione sugli africani stessi dei paesi confinanti: Togo, Benin, Burkina Faso, Mali, Guinea, Senegal.
    Questa immigrazione dai paesi della sotto-regione francofona era stata favorita dalla Francia. E per tre decenni questa politica liberale aveva dato il diritto  ai "fratelli" dell'Africa occidentale di avere accesso alla terra ivoriana, ai pubblici impieghi e persino a diverse elezioni.
    Il clima è progressivamente e profondamente cambiato. Se i giovani ivoriani sono attirati dall'Europa o dal Canada, i confinanti sono attirati per le stesse ragioni dalla Costa d'Avorio. In effetti, secondo il FMI, questo paese sarà leader nella regione in materia di crescita economica per i prossimi due anni, con cifre tra il 7% e l'8%. Tuttavia in alcune regioni periferiche il tasso di disoccupazione resta alto. Per gli immigrati è difficile trovare lavoro, e più facile entrare nelle spire della criminalità. 
    Gli sforzi dei paesi occidentali, insieme alle nazioni africane terra d'esportazione, dovrebbero favorire il legame tra i nativi e la loro terra, non il land grabbing o l'importazione di manodopera e di cervelli.
    Una piccola iniziativa esemplare da moltiplicare, per legare invece gli africani alla loro terra, è nata nel nord ovest della Costa d'Avorio a Kani, zona tropicale. Qui molti giovani di etnia mossi, provenienti dal Burkina Faso (ex Alto Volta) dove hanno abbandonato le terre d'origine, sono migrati per cercare un improbabile lavoro. Così un giovane missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere), il brasiliano padre Valmir Manoel Dos Santos, ha lanciato un progetto di apicoltura!
    Si chiama "Wend Songda", cioè "onnipotenza di Dio" nella lingua mooré parlata dai mossi. Una piccola realtà in un contesto prevalentemente musulmano (90%), con 7-8% animisti, 2% cristiani e 1,5% cattolici. Con l'aiuto del consiglio parrocchiale di Kani, di alcuni esperti locali e della capitale Abidjan, (ma anche della Fondazione Pime) sono state installate cinquanta arnie e il miele verrà raccolto e commercializzato dalla cooperativa creata allo scopo. In effetti il miele è molto ricercato in tutto il paese, e nella zona la produzione è scarsa. Inoltre il progetto incoraggia anche l'autonomia oltre alla formazione, poiché una volta imparato il "mestiere", gli apicoltori, anche non cristiani, potranno lavorare anche in proprio, senza abbandonare la cooperativa.

  • Notizie dal Niger (maggio 2017)

    L' ASSOCIAZIONE TRANSAFRICA SVILUPPO* di Firenze ci invia notizie ricevute da Aboubacar, responsabile del Foyer d'accueil  ILMI di Niamey, uno dei progetti in cui Transafrica è impegnata da anni con i fondi raccolti grazie a eventi culturali, donazioni e 5x1000. Questa casa di accoglienza, aperta nel 2012, promuove la scolarizzazione dalle medie al liceo di giovani dei due sessi tra i 14 e i 20 anni, provenienti principalmente da una località a est di Agadez, Tchintaborak.  
    I giovani accolti nella casa, a condizioni accettabili per vitto e alloggio, ricevono anche vestiario e forniture scolastiche, e sono seguiti negli studi da un tutore.  
    Dopo una breve descrizione anche fotografica della vita e delle attività del Foyer, Aboubacar si presenta con queste parole:
     
    "Gérant du foyer d'accueil ILMI, il est l'âme de ce projet. Depuis la création du foyer en 2012, Aboubacar parcourt la France et l'Europe, pour tisser des liens avec des associations et des ami(e)s qu'il a rencontré soit au Niger, soit en France ou en Italie.
    Infatigable, chaque année, il part avec son sac de bijoux et d'artisanat réalisés par les artisans de la Coopérative Tafolt, dont il est le secrétaire, et dont une partie des ventes sert à financer le foyer d'accueil. Enfant d'une famille nomade, la vie a fait qu'il a eu la chance d'aller à l'école, il a bien compris l'importance aujourd'hui de la scolarisation des enfants pour le développement des zones nomades, où la vie est très difficile.
    Aboubacar parle français, il sait écrire et se servir d'un PC pour envoyer des mails ou se connecter à Facebook. Lorsqu'il n'est pas à Niamey pour s'occuper du foyer, il parcourt aujourd'hui son pays dans les zones où la "folie de l'or" fait rage : avec curiosité, il filme, photographie, interroge les orpailleurs : un travail de recherche qui le fait devenir conférencier pour des amis chercheurs et géographes.
    Sur sa route en France, grâce au covoiturage, il croise Guillaume Gendron un journaliste; de cette rencontre naitra un article paru dans le journal Libération, puis une interview dans une émission sur Arte. Mais au milieu de toutes les multiples activités qu'il développe, son principal objectif c'est bien le foyer, les enfants à scolariser, le rôle qu'il s'est donné, humblement, pour son passage sur terre. Une vie de nomade, toujours, ancrée dans son époque malgré les difficultés, les obstacles et les frontières à franchir.
    Une vie qu'un jour, qui sait, il écrira lui même sur le papier."

    *Associazione di solidarieta' internazionale per il volontariato nella cooperazione partenaria allo Sviluppo Umano nel Nord e nel Sud del Mondo
    Via Fiume, 11 - I-50123 FIRENZE
    Tel: +39-055-430420 +39-348-3973603
    Fax: +39-055-430420
    Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
    Web: http://www.associazionetransafrica.org 
  • Gaudio tradotto in arabo

    Lo studioso e amico Vermondo Brugnatelli (linguista, docente universitario, ricercatore, esperto di lingua berbera) è venuto quasi casualmente a conoscenza di un libro di Attilio Gaudio tradotto in Arabo.  
                                                                                                                             
         
                                                                                                  
    Recentemente ha partecipato ad un convegno a Tokyo sugli Ibaditi (islamiici non sunniti nè sciiti, unico ramo sopravvissuto dei kharigiti, religione fondata da ‛Abd Allāh ibn Ibāḍ al-Murrī, in Mesopotamia nell'8° secolo).
     
    Qui ha incontrato dei berberi musulmani ibaditi dello Mzab (Sahara algerino) che gli hanno parlato di un "bel libro scritto da un italiano", di cui non ricordavano il nome, che parla delle donne di Ghardaia (città principale della valle dello Mzab), e in particolare di una berbera mozabita. E questo libro era stato perfino tradotto in arabo, e pubblicato a Beirut.
     
    L'autore è proprio Attilio Gaudio (anche se il nome scritto in stampatello sulla copertina è Caudio!) che ha scritto sessant'anni fa “La révolution des femmes en islam” edito da René JULLIARD, 30 rue de l'Université, Paris, 1957. Finora il libro non è mai stato pubblicato in italiano, ma esiste anche il testo in pdf dell'edizione araba.
    Esiste un altro libro di Gaudio sull'argomento, scritto parecchi anni dopo con la collega dell'Agenzia Ansa di Parigi Renée Pelletier:  "Femmes d'Islam, ou le sexe interdit" (editore DENOEL/GONTIER, 1980 - 19, rue de l'Unversité, Paris 7°, collection femme.)
  • Monti Nuba, la resistenza di un popolo (Verona, martedì 3/5/2016)

                          In un’area grande più dell’Austria vive il popolo dei Nuba, circa un milione di abitanti, senza pace.
    Al "Martedì del mondo" del 3 maggio (organizzato dalla rivista Nigrizia) si è parlato della guerra che si sta combattendo da anni nella regione dei Monti Nuba, nello stato sudanese del Sud Kordofan. La serata, moderata da Efrem Tresoldi, direttore di Nigrizia, è iniziata con la proiezione di un documentario A scuola sotto le bombe (20’), realizzato lo scorso dicembre nei Monti Nuba da Francesco Cavalli, vicepresidente dell’organizzazione non profit Amani, e da Matteo Osanna, video maker. I due testimoni hanno spiegato la situazione che hanno trovato sul terreno e perché. Infatti, nonostante tutto, la popolazione nuba (musulmani e cristiani) è decisa a mantenere efficiente il proprio sistema scolastico. Come ha affermato in una recente intervista pubblicata su Nigrizia il vice-governatore dei Monti Nuba, Suleiman Jabuna Mohamed, per i Nuba l’educazione è il modo per affermare il diritto alla salvaguardia della propria diversità culturale e sociale, mentre "il governo di Khartoum usa l’islam come strumento di potere per dominare l’insieme dei popoli sudanesi", attuando una politica di emarginazione, sfruttamento e persecuzione etnica e bombardando con i caccia Mig e Antonov.
    A contrapporsi alla truppe governative sono le milizie dell’Esercito popolare di liberazione del Sudan/Nord (Spla-N).
     
    Il conflitto nel Sud Kordofan è iniziato nel 1983, quando le popolazioni si schierarono con il movimento di liberazione Spla che si batteva per l’indipendenza da Khartoum. Nel 2005 si è arrivati a un accordo di pace che prevedeva il referendum di autodeterminazione degli stati del sud del paese, e nel luglio del 2011 è nato un nuovo stato: il Sud Sudan. Ma la posizione di tre regioni di confine con il Nord del Sudan – Sud Kordofan, Nilo Azzurro e Abyei – non è stata chiarita, e i tre stati che si erano battuti contro il regime sono rimasti sotto la sovranità di Khartoum. Di qui la ripresa delle ostilità.
    . 

    I Martedì del mondo sono un ciclo di incontri (ottobre-giugno), che si tengono di norma il primo martedì di ogni mese, organizzati da Fondazione Nigrizia, dal Centro missionario diocesano, dalla rivista Combonifem e dal Cestim - Centro studi immigrazione.

     (Fonte: Missionari Comboniani - Vicolo Pozzo 1 - 37129 - Verona - Italia www.fondazionenigrizia.itwww.nigrizia.it )

     

  • Lo Sciamano del legno antico

    Arte africana? Solo la seconda foto! che ritrae alcune (tra le migliaia) opere d'arte africane raccolte ed esposte da Adolfo Bartolomucci nella sua galleria milanese*. La prima invece è arte alpina, della Val Gardena, dove la scultura lignea fa parte della tradizione secolare, e l'artista è Adolf Vallazza,  scultore di fama mondiale.  Nei due casi: arte o artigianato oppure entrambi? non ha importanza, il risultato è sempre qualcosa che evoca passato e presente, stupisce, emoziona, risveglia tutti i sensi. Protagonista è sempre il legno.

                      

    (foto Lucio Rosa)                                                                                  (foto Mila C.G.)

    L'artista africano sceglie il suo albero in funzione dell'oggetto da scolpire; così statua, maschera, feticcio, totem sarà il veicolo attraverso il quale gli spiriti, le divinità, gli antenati e le forze della natura si rendono presenti e visibili nello spazio umano. Gli oggetti di utilità quotidiana, quali spole per tessere, ciotole, sgabelli, sedie, alzatesta, strumenti per la cucina, sono fabbricati con molta cura. Per ogni settore della cultura esistono una serie di simboli e di stili specifici, compresi dalla comunità. 

    Anche l'artista alpino, "vive del legno, nel legno, parla con il legno...". Per questo il regista Lucio Rosa, bolzanese, gli ha dedicato il film** "Adolf Vallazza, sciamano del legno antico" presentandolo con queste parole: " Il bosco, silente e ordinato, i tronchi ravvicinati e umidi si sono affidati ad Adolf Vallazza. Un viaggio assorto e pieno di attese finisce nei linguaggi e nelle forme dell'uomo contemporaneo. L'artista non interroga la materia - che è già sua - ma il genio dei luoghi che l'ha generata. Con lui tesse il dialogo serrato che porta alle trasformazioni dei legni, programma i loro destini futuri e in loro soffia il suo spirito."

    Lo sciamano viene generalmente considerato come un guaritore e un mediatore tra il mondo conosciuto della realtà ordinaria e il mondo spirituale. L'arte di Adolf Vallazza può essere antropologicamente considerata sciamanica, perchè lavora legni antichissimi, a volte secolari, recuperati nelle case contadine delle sue valli: vengono dalle pareti delle stube, hanno visto la storia, passare tante generazioni e vicende, i vivi e i morti; sono corrosi, consumati, mangiati dalle tarme, con i segni delle scarpe chiodate dei contadini, che hanno camminato su di loro per anni e anni. Anche il colore varia a seconda della loro vita. Ci sono i legni grigi, i bluastri che hanno preso la pioggia, e quelli rossi, che sono bruciati dal sole. E' come un "viaggio" nel passato e in altre tradizioni la scultura in questi legni, che hanno vissuto e trasmettono "messaggi" dai mondi spirituali invisibili alla realtà. E poi ci sono le leggende nei paesi delle montagne, le Dolomiti; "anche se astratte, le  mie sculture, afferma Adolf, rispecchiano queste suggestioni. È il mio ambiente, la mia storia che mi ha dà l’ispirazione per la scultura. " 

    Il Maestro Adolf  Vallazza nasce nel 1924 ad Ortisei. Il padre è scultore in ferro; il nonno materno, Josef Moroder Lusenberg, è un pittore. Adolf fin da piccolo ama le arti e il disegno e  intaglia il legno. Negli anni quaranta e cinquanta inizia lavorare il legno dell'ulivo; per mantenere la famiglia e per passione diventa artigiano, con una ditta e sette operai. Crea statue per le Vie Crucis, crocifissi, sculture religiose della tradizione gardenese. Ma si ritaglia del tempo per studiare e fare ricerche, apre il suo studio di scultore ad Ortisei, e abbandona il legno dell'ulivo perchè lo considera di per sè già "un'opera d'arte della natura". Le prime sculture sono classiche, poi comincia a  sperimentare forme stilizzate e materiali nuovi, fino alle opere che l'hanno reso famoso, i Totem e i Troni. Ha quasi quarant’anni e infine può dedicarsi solo all’arte. Passa all'astratto, ispirato da Marino Marini, Henry Moore, e soprattutto dal grande Constantin Brâncuși, maestro per la sua semplicità, la capacità di ridurre i volumi, l’iconografia delle “colonne”. Sono gli anni '60; inizia ad allestire le sue prime mostre personali in Italia e all'estero. Nel 1968 cominciano a frequentare il suo studio d'artista importanti critici milanesi, come Marussi, Budigna e Mascherpa.

                                          

    (foto Lucio Rosa)                                                                                                      (foto Mila C.G.)

    Di sè racconta: "Sono un uomo che ha vissuto il scorso secolo, un novecentesco. Ho cominciato con la figurazione ... quello deve essere il punto di partenza. Non si può cominciare dall’astratto, l’astrazione si raggiunge in un secondo momento. Ancora oggi, in questi vecchi legni, faccio delle figure. Il figurativo è importante perché insegna il “mestiere”. Molti iniziano con l’astratto, e per me è impossibile, il corpo umano lo devi conoscere, devi entrare in possesso dell’anatomia, conoscere le forme…  Il materiale va capito e sentito."

     *African Art Gallery di Bartolomucci Adolfo - Via Caterina da Forlì, 28 - 20146 Milano Italy.

    **Titolo originale: Adolf Vallazza. Sciamano del Legno Antico Regia: Lucio Rosa  Anno di produzion2019 Tipologia:documentario  Genere: arte/biografico  Paese: Italia  Produzione: Studio Film TV      Formato di ripresa: Full HD 16:9Formato di proiezione: Full HD 16:9, bianco/nero Sito Web: http://www.studiofilmtv.it/film.asp?id=43&l=it  Durata: 40'

  • A Milano riapre il Museo Popoli e Culture

     Domenica 15 settembre è stato inaugurato dall'arcivescovo di Milano Monsignor Delpini il nuovo Centro Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere, Missionari dal 1850)* di via Monte Rosa, con nuovi spazi (teatro, biblioteca , caffetteria, negozio equosolidale) e il rinnovato allestimento del Museo Popoli e Culture.

    Nuova sede, interattivo e multimediale, organizzato secondo criteri tematici e/o cronologici, questo museo conserva una collezione permanente di arte extraeuropea, con circa duecento oggetti provenienti da Asia, Africa, America Latina e Oceania, raccolti dai padri missionari. Come afferma padre Mario Ghezzi, per vent'anni missionario in Cambogia e attuale direttore del Pime, a Milano servono luoghi che parlino del mondo, attraverso gli occhi e gli oggetti dei missionari. Per l'arcivescovo Delpini questo museo è un luogo di incrocio fra orizzonti universali e culture locali, al fine di educare alla mondialità, aggiunge padre Brambillasca (superiore generale del Pime, la cui sede principale è ora trasferita da Roma a Milano).

    Il museo è nato nel 1910 con il nome "Museo etnografico indocinese". Infatti i primi oggetti furono portati in Italia da padre Carlo Salerio, partito nel 1852 per la Papua Nuova Guinea con la prima spedizione missionaria del Pime, ma i bombardamenti aerei su Milano nel 1943 li distrussero quasi completamente. E' stato poi continuamente arricchito con nuove collezioni, oggetti spediti dai missionari, lasciti e donazioni. Negli anni '70 ha preso un nuovo nome: "Museo di arte estremo orientale e di etnografia", abbreviato nel 1998 con l'attuale nome. In particolare è possibile osservare in una vetrina il prezioso e antico atlante del Seicento del missionario gesuita Martino Martini, e soprattutto sfogliarlo virtualmente nella vetrina a fianco. La sezione più ricca proviene dalla Cina, con tessuti, ceramiche, bronzi, smalti, giade, avori, ricchi kimono; interessanti gli oggetti legati a buddismo, taoismo, induismo, o al culto degli spiriti, e infine i piumaggi brasiliani.

    Infatti è stata allestita nella sala delle esposizioni temporanee del nuovo Museo la mostra "Il grido dell'Amazzonia": un viaggio nel polmone della terra e nelle sue culture indigene, anche attraverso alcuni oggetti della collezione di Raffaele Zoni. La mostra è visitabile fino alla fine di ottobre. (http://www.amazzonia2019.com).

      Il giorno prima si era tenuto al Pime il convegno "Il grido dell'Amazzonia: Ricchezza, drammi e sfide di una regione in crisi", in preparazione al Sinodo dei vescovi in programma a Roma dal 6 al 28 ottbre p.v. Nel pomeriggio è stato poi presentato il libro "Viaggio in America Latina", curato da Alberto Caspani per l'Editrice Luni, sulle esplorazioni del brianzolo Gaetano Osculati che nell'Ottocento fecero conoscere l'Amazzonia in Italia. Osculati, dopo aver viaggiato in Egitto, Siria, Arabia e Asia minore , si dedica all'America meridionale, e negli anni 1834-35-36 la attraversa da Montevideo a Santiago e Valparaiso; poi nel 1847-48, sulle orme dello spagnolo Francisco de Orellana del 1500, attraversa per via fluviale l'America Equatoriale dall'Atlantico al Pacifico.

    E infine una testimonianza diretta: il bergamasco mons.Giuliano Frigeni, missionario del Pime e vescovo di Parintins, ha raccontato la sua esperienza in Amazzonia, dove vive da ormai quarant'anni.

    *Via Monte Rosa 81 - 20149 Milano

    Tel. 02 438221 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.pimemilano.it - www.museopopolieculture.it

  • Slovenia: mandibola misteriosa

    Mandibola di Mala Balanitza (Journal of Human Evolution- Mirjana Roksandic). Questa mandibola umana può far luce sul processo evolutivo della nostra specie nel Sud Europa durante l' era glaciale. La comunicazione è stata fatta un anno fa durante il primo congresso della Società Europea di Evoluzione Umana celebrato a Lipsia, ma gli studiosi sono stati a lungo incerti sulla datazione del reperto. La mandibola è stata scoperta in una delle numerose grotte carsiche del complesso di Mala Balanica (Balanitza), insieme a macro e micro-vertebrati ed una industria litica di tipo Modo 3 (o tecnica di Levallois, per cui le schegge ricavate dal nucleo della pietra non vengono scartate, ma lavorate e riutilizzate per usi specifici), il che può essere compatibile con il periodo musteriano dei Neanderthal (Paleolitico medio). Tuttavia le caratteristiche anatomiche del reperto umano si discostano molto dal tipo neandertaliano. Inoltre la radiodatazione con il metodo dell'uranio-torio indica 400-500.000 anni, mentre inizialmente si pensava circa 150.000 anni; quindi saranno necessarie nuove ricerche.

    Tuttavia, se la datazione iniziale fosse corretta (fine del Pleistocene Medio o Ioniano, intorno a 165.000 anni) la mandibila potrebbe appartenere ad un individuo di una di quelle popolazioni dalle caratteristiche primitive che erano già radicate in Europa, ma che, all'arrivo dei Neanderthal, corsero a rifugiarsi a sud nella penicola balcanica, senza incontrarsi con i nuovi colonizzatori per forse un millennio.

  • Stop allo sviluppo ecocida?

    Se tutti conoscono il significato della parola ecologia (dal greco casa, ambiente e discorso, studio), delle sue branche scientifiche e dei vari termini derivati, l’ecocidio può apparire misterioso. Anche perché tra i primi significati su internet si trova un concetto minaccioso (espresso da Jeremy Rifkin nel suo saggio omonimo): “ascesa e caduta della cultura della carne”. In realtà ecocidio significa distruzione dell’ambiente naturale, danno ambientale esteso. E Rifkin, partendo dalla sacralizzazione dei sacrifici umani e animali, basandosi su dati antropologici, ecologici, economici, afferma che l’evoluzione del consumo della carne nei paesi occidentali industrializzati porta malattie, enormi squilibri ambientali, spreco di grandi quantità di cereali, aumento di povertà e fame nei paesi del terzo mondo. Anzi, studiando in particolare l’evoluzione della geografia agricola della Francia, ritiene che la propensione ecocida della popolazioni rurali prima della Rivoluzione Francese abbia coinciso che la prima ondata sconsiderata dell’industrializzazione moderna

    . Siccità in Somalia (foto Attilio Gaudio, circa 1960)

    Di modello di sviluppo ecocida si parlerà martedì 07 febbraio 2017 a Verona (Nigrizia, Sala Africa dei Missionari Comboniani, Vicolo Pozzo 1 – ore 20,30). Ad affrontare il tema sarà Stefano Squarcina, esperto di politiche ambientali e di cooperazione allo sviluppo, in particolare con l’Africa. Le attività economiche umane rappresentano sempre più un pericolo per la sopravvivenza dei viventi e del pianeta stesso. E’ urgente mettere in pratica le misure sottoscritte da oltre 190 paesi dell’ONU negli accordi di Parigi nel 2015. In precedenza, infatti, lo Statuto di Roma (Art.8, 2b, iv) della Corte penale internazionale (firmato nel 1998, entrato in vigore nel 2002 e modificato nel 2010) non aveva incluso l’ecocidio tra i “crimini internazionali contro la pace” insieme al genocidio; si erano opposti Regno Unito, Usa e Paesi Bassi. I danni “diffusi, duraturi e gravi all’ambiente naturale” erano stati inseriti tra i crimini di guerra. Quindi l’ecocidio sarebbe un crimine in tempo di guerra ma non in tempi di pace.

    Ma i rifugiati climatici nel mondo sono ormai più di 180 milioni. Deforestazione, siccità, distruzione delle zone umide, erosione dei suoli e conseguente ulteriore impoverimento delle popolazioni hanno raggiunto in Africa dei livelli di criticità mai conosciuti nella storia dell’umanità. Durante l’incontro di Nigrizia verranno discusse misure per combattere il “debito climatico”, azioni a favore della “giustizia climatica” (ad esempio riorientamento della fiscalità a fini climatici o transizione energetica), nuove forme e meccanismi di finanziamento della politica di cooperazione internazionale, soprattutto europea, verso l’Africa e altre aree del pianeta. Occorre ripensare le politiche di intervento nei paesi impoveriti, favorire un’agricoltura sostenibile, la decarbonizzazione dell’economia, la protezione e democratizzazione dell’uso delle risorse idriche potabili e non, la lotta alle emissioni di gas ad effetto-serra, alla deforestazione, ecc... Il problema non presenta solo aspetti climatici, politici e macroeconomici, ma anche etici e sociali a tutti i livelli, come il land grabbing (acquisizione su larga scala di terreni agricoli soprattutto in paesi in via di sviluppo) la costruzione di grandi dighe, lo spostamento di grandi masse di popolazione, l’esproprio di aree tribali o di piccoli appezzamenti preziosi l’autosufficienza alimentare, la dipendenza dalle sementi ogm, le estese monoculture per la produzione di materie prime o biocarburante per i paesi ricchi, la delocalizzazione delle grandi industrie, persino i parchi nazionali con ambigua protezione di flora e faura ma con bracconaggio commerciale e privazione dei diritti di caccia tradizionali dei nativi … infine la globalizzazione.

  • Stonehenge esisteva prima del genere umano?

    La rivista British Archaeology ha pubblicato i risultati di uno studio del ricercatore inglese Mike Pitts, secondo il quale due delle famose pietre di Stonehenge sarebbero preesistenti all'arrivo dell'uomo in Inghilterra. Questo sito, il più celebre ed imponente cromlech (circolo di pietra) della preistoria, si trova ad Amesbury nello Wiltshire, circa 13 chilometri a nord-ovest di Salisbury (sud dell'isola). Le rocce, chiamate Heel Stone (Pietra del tallone), sono poste a 1,75 metri dal centro del circolo, dove si trova la Stone 16, e i loro fori sono allineati con il sorgere e il calar del sole ai solstizi di inverno ed estate.

     Da anni archeologi e storici si interrogano sul significato del misterioso monumento circolare di pietra. La datazione radiocarbonica indica che la costruzione fu iniziata nel 3100 a.C., e si concluse verso il 1600 a.C.. In base alla nuova ricerca invece si pensa che almeno due pietre siano del tutto naturali, sempre esistite in loco.

    Infatti lo stesso Pitts, nel 1979, aveva trovato, scavando vicino al sito, resti di queste pietre, che sarebbero state trascinate a valle dall'azione di un ghiacciaio dalla vicina catena collinare (Marlborough Down) poi abitata dai pastori nomadi del paleolitico e del mesolitico.

    In effetti si è sempre pensato che queste pietre di sarsens (blocchi di arenaria locale), del resto diffusissime in tutta la Gran Bretagna, provenissero dai rilievi vicini e sarebbero rimaste parzialmente interrate; altre, ma moltissimi anni dopo,  sarebbero state trascinate da altri luoghi per completare il monumento.

    Ma perché pietre del tallone? La tradizione racconta che il diavolo "comprò le pietre da una donna in Irlanda, le avvolse e le portò sulla piana di Salisbury. Una delle pietre cadde nel fiume Avon, le altre vennero portate sulla piana. Il diavolo allora gridò, "Nessuno scoprirà mai come queste pietre sono arrivate fin qui". Un frate rispose, "Questo è ciò che credi!", allora il diavolo lanciò una delle pietre contro il frate e lo colpì su un tallone. La pietra si incastrò nel terreno, ed è ancora lì."